RUSTED

ITA - (arrugginito, indebolito, inadatto al proprio compito) rappresenta la mia visione della condizione umana:il quotidiano misurarsi con l’angoscioso logorio del tempo e dell’entropia, da un lato, e dei nostri maldestri tentativi di mettervi ordine, di darvi un senso, dall’altro. La suggestione di una industria abbandonata, consunta e obsoleta, dove l’uomo aveva orgogliosamente celebrato la sua “macchina produttiva” diventa la quinta scenica in cui si consuma il dramma della finitezza. L’idea di “produrre” all’infinito oggetti, abbondanza e ricchezza è stata annientata, inesorabilmente fatta a pezzi dalla convinzione di non poter“dominare” la realtà con i consueti “mezzi produttivi” messi a disposizione dal progresso e dalla logica. Gli ambienti di lavoro abbandonati sono il documento consapevole di un uomo fagocitato, assimilato dall’impianto tecnico che ha costruito e di cui oggi resta una presenza incancellabile. Una consapevolezza che dischiude uno spazio sofferto e inquietante da cui non c’è fuga, poiché la finitezza spazio-temporale in cui ciascuno di noi è immerso ci limita, ci condiziona, in-evitabilmente. E tuttavia essendo la natura umana “in-definita”,ovvero aperta al senso, al cambiamento e alla scelta, l’angoscioso “teatro della finitezza” è al contempo il “palcoscenico di una danza”. Il luogo si racconta attraverso la delicatezza evanescente di una figura che prende forma in questo spazio “oppresso” e lo abita in modo inconsueto e libero che ci conduce nel complicato confronto tra natura e uomo.


ENG - (rusty, weakened, unsuitable for its task)The Project RUSTED portrays my vision of the human condition: facing daily with the painful erosion of time and of entropy, on the one hand, and of our disgraceful attempts to put it in order, to give it a sense, on the other. An abandoned factory, threadbare and obsolete, where man celebrated proudly his “industrial machine”, now it becomes the side of the theater stage, where the drama of  the finiteness is consummated.The idea of “producing” an indefinite number of goods, abundance and opulence has been inexorably annihilated by the conviction of not be able to dominate the real life with the common “means of production“ which have been provided by the technological progress and the logic. The abandoned work environment sconsciously reflect a men who has been swallowed and absorbed by a technical system which he have built himself.  A condition of consciousness that shows an agonizing and disturbing place from which there is no escape, because the spatial and temporal finiteness, in which everyone lives, constitutes unavoidably a limitation, a bond. However, since the human nature is “un-defined”, that is , open to new meanings, change and choice, the distressing “theater of finiteness“ is, at the same time, the“stage of a ballet“.The evanescent grace of a female figure takes shape in this“oppressive“ space and it inhabits it in a free and unusual way. With faint movements, with gestures and steps hanging in a dynamic balance. It is the “dance that creates”: different possibilities of meaning, interpretation and relationship with the context It is the unsustainable lightness of ” being” .

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